Scottish & Newcastle

Tratto da La birra nel mondo, Volume IV, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Edimburgo/Scozia
Nel 1749 William Younger fondò a Leith la William Younger & Co. che, nel 1778, fu trasferita a Edimburgo, per diventare società pubblica nel 1889.
Nata senza tante pretese, soprattutto per la sua Tartan la Younger’s Brewery era diventata una delle principali imprese commerciali della città, rifornendo i mercati nazionali ed esteri.
Nel 1856, a Fountainbridge (poi un sobborgo alla periferia di Edimburgo), William McEwan aprì la Fountain Brewery che si fece anch’essa presto un nome, con la Export, destinata in gran parte alle truppe britanniche dislocate in India e in altri paesi del continente asiatico.
Nel 1931, dopo che la grande depressione aveva notevolmente diminuito le loro entrate, i due birrifici si fusero. Nacque la Scottish Brewers che, a sua volta, nel 1960 si fuse con le birrerie inglesi di Newcastle upon Tyne, famose per la prima brown ale di stile settentrionale, la Newcastle Brown Ale.
Le Newcastle Breweries erano sorte nel 1890 dalla fusione operata dalla John Barras & Co di Gateshead con quattro birrerie locali: WH Allison di North Shields, JJ e WH Allison di Sunderland, Swinburne di Gateshead e Carr Brothers & Carr di North Shields. Era la nascita della Scottish & Newcastle, con il sito produttivo che rimaneva sul Tyne, quella Tyne Brerwery sorta nel 1868 vicino al campo di calcio del St James’s Park a Newcastle.
Nel 1985 la Scottish & Newcastle risultava il quinto produttore del Regno Unito, con distribuzione tra la Scozia e l’Inghilterra settentrionale.
Nel 1986 chiuse lo stabilimento della Younger’s Brewery e trasferì la sua produzione presso la fabbrica della McEwan’s, ricostruita di sana pianta nel 1973. Mentre la commercializzazione avveniva con marchi distinti.
Infine, nel 1995, acquistò la rivale Courage.
Nel 1787 John Courage, un agente marittimo scozzese di origine ugonotta francese, rilevando la Anchor Brewery (nel borgo londinese di Southwark), la più grande fabbrica di birra del mondo, risalente al 1616, fondò la Courage & Co. Dieci anni dopo, questa società diventò Courage & Donaldson, ma nel 1888 venne registrata semplicemente come Courage.
Diventata famosa per la sua Bulldog Strong Ale, lanciata nel 1947, nel 1955 la Courage si fuse con la vicina Barckay, Perkins & Co. (tale dal 1781, ma fondata nel 1616 da James Monger a Park Street, Londra): e nacque la Courage, Barclay & Co. Cinque anni dopo, un’altra fusione con la Simonds Brewery di Reading (fondata nel 1785 da William Brackall Simonds) portò alla Courage, Barclay, Simonds & Co.
Alla fine degli anni ’60, il gruppo gestiva 5 birrifici (a Londra, Reading, Bristol, Plymouth e Newark-on-Trent); possedeva circa 5 mila locali autorizzati (distribuiti su tutta l’Inghilterra meridionale, gran parte del Galles meridionale e un’ampia area delle Midlands orientali e del South Yorkshire); e produceva 3 milioni 400 mila ettolitri di birra all’anno. Non poco contribuirono alla diffusione dei suoi prodotti gli affari conclusi con la Marina Reale. Il marchio Courage divenne noto in tutti i paesi di lingua inglese. La John Courage Amber Lager, studiata appositamente per l’esportazione, fu presto adottata dalla Marina, sostituendo il rum nell’equipaggio della Royal Navy.
Nel 1970 il nome fu accorciato in Courage e, due anni dopo, la società fu acquistata dall’Imperial Tobacco Group.
Nel 1978 fu aperto il vasto birrificio Worton Grange (più tardi, Berkshire Brewery) a Reading. E, nel 1981, vi fu spostata la produzione dell’impianto originale (ex Anchor Brewery) definitivamente chiuso.
Nel 1986 l’Imperial Tobacco Group fu acquistato dalla Hanson Trust che vendette la Courage a Elders IXL, ribattezzata nel 1990 Foster’s Brewing Group. L’anno successivo la sezione Courage di Foster si fuse con le birrerie di Grand Metropolitan.
Nel 1995 la Scottish & Newcastle rilevò la Courage da Foster’s, e nasceva così la Scottish Courage, il principale produttore di birra nel Regno Unito.
Posizione, che però nel 1997 dovette essere ceduta alla Carlsberg UK, nata dalla fusione della Bass con la Carlsberg-Tetley.
Intanto, la Scottish Courage aveva chiuso, nel 1996, la Home Brewery Co. di Daybrook, nel Nottinghamshire, fondata nel 1875 da John Robinson e comprata nel 1986 dalla Scottish & Newcastle.
Sempre nel 1996, aveva chiuso anche la Webster’s Brewery, fondata nel 1838 da Samuel Webster e acquistata nel 1990 dalla Courage. E, con tale chiusura, la produzione passò presso la John Smith’s Brewery di Tadcaster, rilevata dalla Courage nel 1970.
Fino agli anni Novanta il gruppo si era limitato ad assemblare diverse birrerie scozzesi e inglesi, rimanendo quindi un semplice produttore britannico. Dal 2000 cominciò la scalata oltre i confini nazionali: in particolare, le partnership con la multinazionale Danone e con la portoghese Sociedad Central de Cervejas; l’acquisto, due anni dopo, di un’importante quota nell’indiana United Breweries.
Nel 2003 le birre prodotte dalla Webster’s Brewery e passate poi alla John Smith’s Brewery furono vendute alla Silvan Brands Ltd di Edimburgo che, a sua volta, le cedette l’anno dopo alla Thomas Hardy Burtonwood.
Da annotare che, nonostante la presenza dominante nella produzione scozzese per circa un secolo, il marchio McEwan’s fu trascurato dalla Scottish & Newcastle, concentrata sui marchi globali. Infatti nel 2004 il marchio McEwan’s fu trasferito, per la produzione, presso la Caledonian Brewery di Edimburgo e, per l’imbottigliamento, presso la Eagle Brewery di Bedford.
Ancora del 2004 un altro avvenimento di grande importanza. Benché avesse investito 16,6 milioni di sterline in un nuovo impianto d’imbottigliamento presso la Tyne Brewery nel 1999, la Scottish Courage annunciò la sua chiusura al fine di unificare la produzione di birra a Dunston, un sobborgo di Gateshead, nello stabilimento della Federation Brewery (ricostruito di sana pianta nel 1980), il cui acquisto portò a una nuova società, la Newcastle Federation Breweries. E per la prima volta, dal 2005, la produzione avvenne fuori Newcastle, ovvero sull’altra riva del fiume Tyne.
Nel 2006 la Scottish Courage riprese il nome di Scottish & Newcastle UK. E, all’inizio dell’anno successivo, vendette i diritti per la produzione, il marketing e le vendite del marchio Courage alla Wells & Young’s Brewing Company di Bedford. Vendita, questa, gestita da un’impresa chiamata Courage Brands Ltd, in cui la Heineken aveva una partecipazione del 17%.
All’inizio del 2008 la Scottish & Newcastle si presentava nella seguente situazione: con 28 milioni di ettolitri annui, figurava tra i primi grandi produttori mondiali; primo gruppo birrario in Gran Bretagna e in Francia, secondo in Belgio, terzo in Irlanda. Aveva la sede a Edimburgo, dove operava anche l’unica fabbrica in Scozia.
Nel 2004 aveva unito le forze con la Carlsberg per fornire ai pub affidati a privati in franchising attrezzature in grado di portare la birra alla spina direttamente dalla cantina al bicchiere, assicurando così ai clienti un maggior livello di servizio e un prodotto di qualità e ricavandone, in cambio, una riduzione dei costi e delle attività.
Quanto alle aziende sotto il controllo della società britannica: in Inghilterra, la John Smith’s Brewery di Tadcaster, la T & R Theakston di Masham e la Watneys di Londra; in Irlanda, la Beamish & Crawford di Cork; in Finlandia, la Hartwall, che le aveva consentito di entrare in misura paritaria con la Carlsberg nella proprietà della Baltic Beverages Holding, con posizione di leadership in Russia, nelle tre repubbliche baltiche e nel Kazakistan e il terzo posto in Ucraina; in Francia, il gruppo Kronenbourg, proprietario, a sua volta, della belga Alken Maes; in Portogallo, la Centralcer; in Grecia, la Northern Greece Breweries; in India, la United Breweries; in Cina, la Chongqing Beer Company.
In Italia, la Scottish & Newcastle operava con una propria filiale limitatamente ai marchi di produzione britannica e portoghese e Foster’s e Hartwall, mentre quelli di origine francese e belga venivano gestiti dalla Peroni.
Il catalogo del grosso gruppo comprendeva importanti marche locali e regionali diffuse in tutto il Paese; una gran varietà di lager e ale nazionali e internazionali; un sidro, Strongbow Sirrus, leader sul mercato britannico. Nel 1996, sulla base di indicazioni fornite dalla sezione di archeologia dell’Università di Cambridge, la Scottish & Newcastle aveva realizzato la Tutankhamun Ale, per riportare in vita l’aroma e il sapore delle birre prodotte nell’antico Egitto.
La società aveva anche acquistato il marchio Foster’s per l’Europa che dal 1995, in virtù di una partnership, produceva e distribuiva per conto della casa madre australiana. Sempre per l’Europa curava l’importazione della Miller; mentre la commercializzazione, dal 1987, della Beck’s sul territorio britannico nel 2005 era passata direttamente alla InBev.
È anche da annotare che la Scottish & Newcastle era stata la prima importante azienda ad apporre, dal 2004, sulle bottiglie di birra avvertenze per la salute, come già avveniva da tempo sui pacchetti di sigarette.
Ma ecco che, nel febbraio del 2008, dopo mesi di trattative, il gruppo britannico venne acquistato, congiuntamente, dalla Carlsberg e dalla Heineken per 7,8 miliardi di sterline. Per quanto riguarda la spartizione: andarono, alla Carlsberg, il controllo totale della Baltic Beverages Holding e i mercati di Francia, Grecia, Cina e Vietnam; alla Heineken, le attività in Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Finlandia, Belgio, Stati Uniti e India.
Circa invece i contratti di licenza che facevano capo alla Scottish & Newcastle, la distribuzione in Gran Bretagna della spagnola San Miguel passò alla Carlsberg UK; mentre il gruppo Mahou-San Miguel s’impegnava ad assicurare la produzione e la distribuzione su licenza dei marchi Carlsberg e Kronenbourg in Spagna.
Il nome Scottish & Newcastle UK fu continuato a essere utilizzato per l’operazione commerciale britannica di Heineken International fino al 2009, quando divenne Heineken UK. La precedente divisione pub affittata da S & N Pub Enterprises fu invece ribattezzata Star Pubs & Bars.
Il 13 ottobre 2009 Heineken annunciò che intendeva chiudere il birrificio di Dunston. Questa la motivazione addotta: mentre il mercato della birra accusava un calo generalizzato, l’impianto operava appena al 60% della sua immensa capacità. E, l’anno dopo, lo stabilimento veniva chiuso, con lo spostamento di una produzione di ben 900 mila ettolitri annui a Tadcaster, nel North Yorkshire, presso la John Smith’s Brewery. Nello stesso anno veniva chiuso il birrificio Berkshire.
Nel 2011 la Wells & Young’s Brewing Company rilevò la quota che la Heineken UK aveva nella Courage Brands Ltd e comprò anche l’attività di birrificazione della McEwan’s, nonché i suoi marchi e quelli della Younger’s, il tutto passato al colosso olandese con la spartizione, nel 2008, della Scottish & Newcastle.
Sempre nel 2011, la Wells prese il pieno controllo della Wells & Young’s acquistando il 40% nella società della Young’s.
Nel 2015 la Charles Wells volle ritornare alle origini, riprendendo il nome del fondatore. Nello stesso anno, la Thomas Hardy Burtonwood fu acquistata da Molson Coors UK & Ireland.
Nel 2017 la Charles Wells vendette birrificio, marchi e l’attività vinicola alla Marston’s Brewery, preparandosi ad allestire nel giro di due anni un birrificio nuovo a Bedford per produrre birre firmate Charles Wells.
Sempre nel 2017 Heineken annunciò che alcune produzioni sarebbero passate dalla John Smith’s Brewery alla sua fabbrica principale di Zoeterwoude nell’Olanda Meridionale. Ciò, per accorciare i tempi di consegna degli ordini, per rendere il trasporto negli Stati Uniti più rapido e per consentire ai distributori l’acquisto dal pallet piuttosto che dal container.
McEwan’s Scotch Ale, scotish ale di colore marrone scuro con riflessi rubino (g.a. 8%). È la tradizionale versione wee heavy da esportazione, soprannominata Red Top. La ricetta è sempre quella originale, messa a punto nel 1856 da William MvEwan. Con una carbonazione da bassa a moderata, la schiuma moca sgorga spessa, cremosa e duratura. L’aroma vorrebbe apparire semplice, ma non gli riesce dissimulare più di tanto un’elevata intensità peraltro di attraente finezza: spiccano sentori di malto torrefatto, caramello, toffee, pane lievemente tostato, melassa, cacao, lievito, frutta secca, accompagnati da un timido soffio di luppolo terroso. Il corpo, di pregevole tessitura, si accosta al palato con una prorompente ma vellutata forza etilica. Un discreto quanto raffinato luppolo contrasta il tipico orientamento al dolce scozzese del gusto che si snoda tra note di malti tostati, frutta secca, caramello, miele, zucchero di canna; intanto che l’etanolo mantiene ancora egregiamente il controllo del suo potenziale. La lunga corsa si esaurisce con una sfumatura amaricante di mandorla. Nel retrolfatto torbato esplode finalmente il calore dell’alcol, in maniera però gentile, amabile… sottilmente intrigante.
McEwan’s Export, special bitter ale di colore ambrato chiaro (g.a. 4,5%); una delle birre preferite dai consumatori anglosassoni. Con una carbonazione da leggera a moderata, la schiuma crema, generosa e spessa, mostra buona allacciatura e stabilità. L’olfatto offre profumi secchi e amari, dell’erba fresca appena tagliata, con accenni di frutta, pane, toffee, caramello, malto delicatamente tostato. Il corpo tende decisamente al leggero, in una consistenza abbastanza acquosa. Il gusto defluisce tra le note di un live affumicato con sfumature erbacee di luppolo e di cacao amaro. Il finale perentorio pulisce la bocca con la propria secchezza ai limiti dell’astringenza. Impressioni amarognole di resina caratterizzano la discreta persistenza del retrolfatto.
Younger’s Tartan Special, scottish ale, versione special, di colore ambrato carico (g.a. 3,7%). La carbonazione è abbastanza contenuta; la schiuma beige, non molto ampia, ma di trama fine e cremosa, nonché di persistenza discreta. L’aroma si esprime con attraente finezza, a base di malto tostato, caramello, toffee, pane scuro, frutta secca, lievito, e con solo un soffio di luppolo speziato. Il corpo tende decisamente allo scarno, in una tessitura leggermente cremosa. Il gusto presenta buona complessità, con un tenue malto che defluisce tra vaghe note di torrefazione stemperate da una sfumatura amara e da una punta di acidità su base asciutta e pulita. Malto lievemente torbato e sottile luppolo erbaceo improntano il corto finale, rimanendo più a lungo nel retrolfatto che prende una consistenza amarognola.
Bulldog Strong Ale, strong ale di colore giallo ambrato con riflessi aranciati (g.a. 7,1%). Storico marchio britannico, fiore all’occhiello della Courage, fu elaborata nel 1947 per il mercato belga. Diventata famosa in tutto il mondo, con la bellissima etichetta raffigurante un bulldog in perfetto stile Ringhio, seppe resistere al cambio di proprietà anche perché i nuovi proprietari l’affidarono saggiamente al piccolo birrificio John Smith’s di Tadcaster. Poi, nel 2003, rientrò nei prodotti della John Smith’s appunto venduti alla Silvan Brands Ltd di Edimburgo che, a sua volta, la cedette l’anno dopo alla Thomas Hardy Burtonwood, dalla quale viene tuttora prodotta per la Heineken UK. Nella versione moderna dal nuovo look, è passata da pale ale (g.a. 6,3%) a strong ale. E, per rimanere in linea con le tendenze di mercato delle birre forti, ha aumentato anche la struttura e la persistenza al palato, arrotondando così il corpo e sfruttando le sensazioni pseudocaloriche indotte dal malto per proporsi come prodotto corroborante. È stato mantenuto invece il processo di condizionamento a caldo (denominato Warm Conditioning) cui la birra è sottoposta in fase di maturazione: le alte temperature costanti determinano la cristallizzazione parziale degli zuccheri, che conferisce l’inconfondibile gusto di caramello. Benché il tenore alcolico sia da doppio malto, con una carbonazione da bassa a moderata, la schiuma candida si leva fine, compatta, cremosa e abbastanza persistente. All’olfatto, è subito predominio del fruttato, mentre si levano, in secondo piano, i sentori erbacei del luppolo floreale, accompagnati da sfumature dolci di caramello, alcol e malto tostato. Il corpo medio ha una consistenza oleosa un po’ untuosa. Il gusto ricercato ostenta uno straordinario equilibrio, rivelandosi luppolizzato, fruttato e leggermente dolce su fondo abbastanza asciutto. Il dry hopping si fa ben notare nel finale, con singolari note di mandorla amara. Completa l’“opera” il retrolfatto con le sue impressioni tra un dolciastro fruttato e un amaricante erbaceo che si susseguono senza mai prevalere l’uno sull’altro, e rimanendo intensi, piacevoli, prolungati sul palato per lasciarlo fresco, morbido, quasi vellutato.
Courage Imperial Russian Stout, imperial stout di colore marrone scuro, quasi nero, e dall’aspetto opaco (g.a. 10%); una delle birre classiche di fama mondiale. Era un marchio della Barklay, Perkins & Co. che continuò a essere prodotto da Courage e successivamente da Scottish & Newcastle fino al 1993. Nel 1999 in Finlandia venne proposta una Courage Imperial Russian Stout con le stesse caratteristiche, anche se priva delle peculiari sfumature dolci dell’uva passa. Nel 2011 Wells & Young’s Brewing Company decise di riprendere la produzione, passata nel 2015 alla Marston’s Brewery. L’etichetta, parzialmente tradotta in russo, cita Caterina II, la regina che favorì la conquista dell’impero zarista da parte di questa tipologia. Una tipologia, creata appositamente per la corte russa. Pertanto la gradazione alcolica e la luppolizzazione rinforzate non servivano per sopportare il lungo viaggio, se si considera che la standard porter veniva spedita regolarmente nelle colonie americane (un viaggio più che doppio rispetto a San Pietroburgo) e, nel secolo XIX perfino in India. Ovviamente, con la rinascita delle birre artigianali, questa tipologia ebbe una schiera di imitatori. Viene prodotta una volta l’anno, con malto chiaro, ambrato e nero, nonché zucchero e grandi quantità di luppolo inglese. La carbonazione è quasi assente; la schiuma moka, grossolana, scarsa ed evanescente. L’aroma sprigiona forti e protervi toni caldi (dal luppolo speziato al malto torrefatto con accento di fumo, dal caffè al fruttato cotto di ribes). Il corpo ha la consistenza vinosa di un barley wine. Il gusto pieno, impetuoso è nettamente segnato dal malto torrefatto con richiami di cioccolato. Il finale reca note legnose e di sherry. L’amaro e lo speziato, venati di uva sultanina e di canditi, caratterizzano la lunga persistenza retrolfattiva. Poiché matura con l’invecchiamento, il prodotto può essere conservato per qualche anno in cantina, lasciando la bottiglia inclinata.
Newcastle Brown Ale, brown ale di colore ambra scuro con tonalità rosso porpora (g.a. 4,7%). È l’originale brown (in dialetto, broon) ale del Nord, variante distintiva di un tradizionale stile di birra inglese, dal palato più amaro rispetto a quelle meridionali per il maggiore apporto di luppolo. Inizialmente veniva proposta anche in versione ambrata, poi abbandonata. Una delle prime birre a essere distribuita in bottiglia di vetro trasparente, ha guadagnato popolarità in tutto il mondo. Una sorta di cult, soprattutto tra i giovani, detiene il record delle vendite nel Regno Unito, e viene esportata in oltre 55 paesi. Entrò in produzione alla Tyne Brewery nel 1927, dopo tre anni di sviluppo per ottenere il suo caratteristico gusto. Fu realizzata, insieme al chimico Archie Jones, da James (“Jim”) Herbert Porter, figlio di un mastro birraio, comandante del sesto battaglione del North Staffordshire Regiment nella prima guerra mondiale ed entrato alla Tyne Brewery come apprendista brewer. Passato assistente birraio, nel 1924 aveva avuto l’incarico di creare in bottiglia, utilizzando tecniche di produzione avanzata, una nuova birra popolare, associata ovvero con l’industria pesante, la tradizionale base economica del Nordest dell’Inghilterra. Pubblicizzata per la prima volta sul Newcastle Daily Journal il 25 aprile 1927, venne subito definita dalla stampa specializzata “The One and Only” (“L’unica e sola”) e, l’anno successivo, dichiarata “Champion Beer” all’International Brewers Exhibition. Il logo con la stella blu fu introdotto sulle bottiglie l’anno successivo al lancio. Le cinque punte della stella rappresentano i cinque birrifici originari di Newcastle fondatori delle Newcatle Breweries. Divenne un marchio della Scottish & Newcastle nel 1960, in seguito alla fusione di Scottish Brewers e Newcastle Breweries. A salvaguardia della sua unicità e provenienza, nel 2000 ottenne dalla Comunità Europea la denominazione Protected Geographical Indicator Status, che perse però nel 2005, col trasferimento della produzione a Gateshead. Ma, prima dello spostamento, vennero effettuate delle prove di produzione per verificare che il suo caratteristico gusto non subisse modifiche. Dopo l’imbottigliamento del 2007, nel 2010 fu trasferita anche la produzione presso la John Smith’s Brewery. La colorazione al caramello, che conferiva alla birra la sua caratteristica tinta marrone e che era stata utilizzata fin dall’inizio, cominciò a suscitare sospetti cancerogeni, soprattutto presso i consumatori statunitensi. Allora, nonostante che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e la Food and Drug Administration degli Stati Uniti avessero riconosciuto che la quantità del colorante utilizzato (il 4-metilimidazolo) rientrava nei livelli di sicurezza per la salute, nel 2015 la Heineken decise di sostiuirlo, ottenendo la stessa colorazione e lo stesso sapore caratteristici con i malti tostati. Infine, nel 2017, la birra fu rimarchiata e la sua produzione trasferita nella fabbrica principale della Heineken, a Zouterwoude, nei Paesi Bassi. Questa bevanda, indissolubilmente legata all’immagine di un cagnolino, è soprannominata “the dog” (“il cane”). Gli uomini di Newcastle infatti, varcando di sera la soglia di casa per andare al pub, dicono alla moglie: “Esco un attimo a portar fuori il cane”. Con una media effervescenza, la schiuma nocciola, compatta e cremosa, risulta pure durevole e aderente. La finezza olfattiva è elegante, con profumi dolci di caramello che permangono a lungo tra non ben delineate rievocazioni vegetali. Il corpo leggero ha una scorrevolissima consistenza acquosa; e si avvicina garbatamente, soffice e frizzante, al palato. Non risulta da meno il gusto, nel suo perfetto equilibrio: un fine fruttato dai netti sentori di noce e di vaniglia. Il finale, decisamente vinoso, introduce un discreto retrolfatto dalle deliziose suggestioni amarognole di un luppolo floreale.