Brasserie St-Feuillien

Tratto da La birra nel mondo, Volume IV, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Le Rœulx/Belgio
Birrificio nella provincia vallona dell’Hainaut. Prese il nome dal monaco irlandese Feuillien (poi santificato dalla Chiesa cattolica) che, venuto a evangelizzare la regione, nel 655 fu decapitato in quella che era una foresta prima della costruzione di Le Rœulx. Sul luogo dell’esecuzione i suoi discepoli nel 1125 costruirono una cappella che poi divenne l’Abbaye St-Feuillien du Rœulx. E, in tale abbazia, chiaramente i monaci produssero birra fino al 1796, quando, durante la rivoluzione francese, l’edificio venne distrutto.
Nel 1873 Stéphanie Friart iniziò un’attività di birrificazione nei pressi del villaggio di Le Rœulx. Prima, cominciò a produrre birre leggere, poi passò a quelle d’abbazia seguendo le ricette dei monaci premostratensi di St-Feuillien nelle vicinanze. Nel 1910 Stéphanie cedette l’azienda al nipote Benoît che, nel 1920, si trasferì nel centro di Le Rœulx, acquistando edifici risalenti al 1893.
Nel 1980 il birrificio cessò la produzione, operando come distributore di birra e di bevande. Mentre alcune birre venivano realizzate presso gli impianti della Du Bocq.
Nel 1988 la nuova generazione di Friart, Benoit e Dominique, riaprì il birrificio col nome di Brasserie Friart, per poi ricambiarlo nel 2000.
Nei primi anni l’azienda si limitò a produrre, su commissione della Heineken, il marchio Affligem. Mentre le proprie birre continuarono a essere realizzate presso la Du Bocq.
Ma, con il restauro dei vecchi edifici e l’introduzione di nuovi impianti tra il 1993 e il 1994, la produzione ritornò a Le Rœulx. E, solo in caso di forte domanda, la St-Feullien prese a ricorrere alla Du Bocq in outsourcing.
Intanto, iniziava anche la collaborazione con Mike e Lisa Hinkley del birrificio californiano Green Flash. Prima, nasceva, in Belgio, la Bière de l’Amitié (“Birra dell’Amicizia”), mai più replicata; poi, a San Diego, la St-Feuillien & Green Flash/Black Saison, brassata con luppoli americani ed europei.
Oggi la quinta generazione della famiglia Friart dirige l’azienda nella persona di Benoît, che è anche sindaco della città.
La St-Feuillien fabbrica principalmente birre d’abbazia, dagli aromi e dai sapori intensi, con rifermentazione costante in bottiglia. E, ovviamente, per rimanere al passo coi tempi, non disdegna la creazione di altre birre di chiara matrice belga.
La produzione annua è di 50 mila ettolitri. L’acqua utilizzata proviene da una sorgente che si trova nel sottosuolo del birrificio. Ottenute con il metodo per infusione, le birre fermentano per circa un mese, prima di essere imbottigliate per la rifermentazione di almeno tre settimane con aggiunta di lievito e zucchero.
E la lavorazione quasi artigianale ne fa prodotti di nicchia. In compenso, sono di buona qualità, particolarmente apprezzati per l’estrema delicatezza, con sapore appena speziato e un retrolfatto secco dalle gradevoli suggestioni fruttate.
St-Feuillien Blonde, belgian strong golden ale di colore dorato pallido e dall’aspetto velato (g.a. 7,5%); tra le più note e apprezzate ale chiare del Paese. La carbonazione abbastanza vivace genera una spuma bianca fine e ariosa, grossolana ed evanescente, che lascia però una buona allacciatura alle pareti del bicchiere. L’attraente finezza olfattiva regala profumi intensi, freschi, persistenti, che vanno dalla frutta agli agrumi, dal luppolo alle spezie (in particolare curaçao e coriandolo); e, in secondo piano, dal lievito al malto e alle erbe. Il corpo pieno ha una fluida consistenza oleosa. Nel gusto, le note dolci del malto e quelle acidule degli agrumi finiscono pian piano tra le fauci di un secco amarore erbaceo che il luppolo manda fuori dal sottofondo. Alla fine della lunga corsa una secchezza terrosa e speziata ripulisce il palato di un residuo appiccicaticcio. Mentre le suggestioni alquanto astringenti di un caldo, ostinato, retrolfatto rammentano distintamente la menta piperita.
St-Feuillien Brune, abbazia dubbel di colore marrone con riflessi ramati e dall’aspetto opaco (g.a. 6,5%). Con un’effervescenza decisa, la schiuma cappuccino, abbondante, fine, spessa, sgorga durevole e aderente. L’elevata intensità olfattiva propone un variegato bouquet di elegante finezza: i sentori fruttati dell’alta fermentazione si fondono armoniosamente con la liquirizia e, in particolare, con il caramello che prende presto il sopravvento; mentre dal fondo scalpitano malto tostato, uvetta, zucchero di canna, anice, liquirizia, biscotto, lievito; e, da lontano perviene un alito di luppolo floreale. Il corpo è bello pieno, pur in una struttura estremamente acquosa. Il gusto attacca con una delicata dolcezza di malto che pian piano si stempera tra le note, prima, croccanti della frutta secca, poi, amare del cioccolato fondente. Da parte loro, la discrezione del luppolo e l’“alchimia” dell’etanolo agiscono in sordina, come se per la circostanza dovessero limitarsi a rimanere alla finestra. Il finale apporta, nella sua secchezza, qualche reminiscenza di pepe e chiodi di garofano. Nella lunga persistenza retrolfattiva si articolano sensazioni di malto caramellato, frutta matura, lievito speziato.
St-Feuillien Triple, abbazia tripel di colore biondo cupo tendente all’ambrato pallido e dall’aspetto intorbidito (g.a. 8,5%). La carbonazione è parecchio alta; la schiuma bianchiccia, abbondante, soda, resistente. L’aroma propone una straordinaria ricchezza, nella sua fine eleganza: sentori di malto, fiori freschi, luppolo, frutta gialla matura, erbe, lievito belga, vaniglia, che si mescolano armonicamente in un pot-pourri ringalluzzito da sottilissime spezie indistinguibili. Il corpo, medio-pieno, si snoda in una consistenza abbastanza cremosa. Nel gusto, il malto segna subito l’ingresso, facendo temere un deciso orientamento alla dolcezza, anche per le note fruttate che emergono dal sottofondo; ma, neanche a metà percorso, l’amarore secco di un luppolo speziato ristabilisce presto l’equilibrio, con l’etanolo che si limita ad apportare un piacevole tepore. L’amarognolo residuo del lungo finale asciuga, e ripulisce, compiutamente il palato. Nel retrolfatto le spezie non riescono a contenere l’esplosione etilica in cui si esalta la gradevole aromaticità dell’anice.
St-Feuillien Cuvée de Noël, belgian strong dark ale di colore tonaca di frate con riflessi rossastri e dall’aspetto confuso (g.a. 9%). Realizzata con utilizzo di erbe aromatiche, viene commercializzata soltanto nel periodo natalizio. La carbonazione è vivace; la schiuma beige, ricca, minuta, densa, cremosa, stabile. L’intensità olfattiva molto elevata elargisce un bouquet di elegante finezza: malto tostato, datteri, luppolo, caramello, frutti rossi, banana matura, zucchero candito, uva passa; e, tra le spezie, cannella, buccia di arancia amara, ginepro, chiodi di garofano, noce moscata, anice, cumino, finocchio porcino. Il corpo medio ha una consistenza piuttosto cremosa. Uva passa, prugna, frutti di bosco, in mirabolante sinergia con malti caramellati, toffee, zucchero di canna, biscotti, pan di zenzero, combinano un equilibrio gustativo da manuale, con l’amaro che rimane “permalosamente” in fondo pronto a intervenire. Un piacevole amarognolo di liquirizia e tostature si fa largo nella secchezza del finale. Impressioni di fichi, pagnotta di malto, vaniglia, caramello, pesca sciroppata, anice stellato, si esaltano nella lunga persistenta del caldo retrolfatto.
Seguono due birre, forse meno diffuse ma sicuramente meritevoli di essere apprezzate in tutta la loro qualità.
St-Feuillien Saison, saison di colore doato vivido e dall’aspetto velato (g.a. 6,5%). È quella che i belgi chiamano “birra del terroir”, cioè birra da fattoria tradizionale. Viene prodotta solo per l’esportazione negli Stati Uniti con la dicitura “Farmhouse Ale”. Fu infatti creata nel 2009 su specifica richiesta dell’importatore americano. E si vanta di essere stata la prima saison belga a essere venduta in quel continente anche in lattina. La carbonazione è decisa; la schiuma bianca, abbondante, compatta, cremosa, duratura e aderente. Il profilo aromatico ha tante sfumature: fiori bianchi e agrumi, cereali e frutta, lievito e malto, caramello e miele millefiori; mentre la componente speziata si alterna tra il pepe e i semi di coriandolo. Il corpo medio si presenta in una netta consistenza oleosa. I sapori sono molto gradevoli: note fruttate e agrumate, dolci e speziate, di lievito e malto, e un tocco di rinfrescante acidità. La corsa termina in secchezza, con l’amaro tipico delle birre stagionali, terroso e piuttosto piccante. Un lievito fruttato e speziato irrobustisce le suggestioni di luppolo nel retrolfatto.
St-Feuillien Grand Cru, belgian strong golden ale di colore dorato pallido e dall’aspetto alquanto confuso (g.a. 9,5%). Ultima nata, nel 2013, in casa St-Feuillien, è anche l’unica della sua gamma a non fare uso di spezie. Con una vivace effervescenza, la schiuma bianca si riversa fine, compatta, cremosa, sorprendentemente stabile e aderente. L’olfatto è ricco e intenso, fresco e pulito: ai profumi di frutta gialla, tengono dietro malto, lievito belga, miele, luppolo erbaceo; mentre dal fondo si leva un ostinato, persistente, soffio di pepe e semi di coriandolo. Il corpo medio tende al pieno, in una consistenza oleosa. Anche il gusto presenta una certa complessità, con un pot-pourri, però delicato e armonico, di note che vanno dal malto al caramello, dal biscotto alla crosta di pane, dal miele alla frutta gialla, dal lievito agli agrumi e al luppolo in fiore. Ed è proprio dietro questa miscellanea di sapori che si nasconde abilmente la forza alcolica. Verso il traguardo, una buona secchezza ripulisce il palato; intanto che emerge una punta rinfrescante di acidità. Le impressioni della lunga persistenza retrolfattiva sono ispirate dall’amarognolo della mandarla e del nocciolo di pesca.
Da qualche anno a questa parte, infine, la Brasserie St-Feuillien produce una gamma, chiamata Grisette, di specialità caratterizzate da una gradazione alcolica contenuta, e che riprendono antiche usanze birrarie locali. Tra esse:
Grisette Blonde, belgian ale di colore giallo pallido e dall’aspetto velato per la presenza di lieviti (g.a. 4,5%). La carbonazione è moderata; la spuma bianca, fine, soffice, cremosa, di media persistenza e sufficiente allacciatura. La finezza olfattiva appare gradevole, con sentori dolci tenuemente fruttati, in anticipo e a seguire, di malto, agrumi, fieno, zucchero, erbe, luppolo floreale: il tutto infervorato dalla vaniglia, dai chiodi di garofano, dai semi di coriandolo, e da un lievissimo pepe. Il corpo è leggero, e di consistenza acquosa. Di una delicatezza estrema, il gusto defluisce con un certo orientamento all’amabile, perdendosi però in una connotazione armonica tra le note speziate, croccanti, asciutte e pulite di fine corsa. Uno stuzzicante amarognolo delinea le impressioni del corto retrolfatto.