Wernesgrüner Brauerei

Tratto da La birra nel mondo, Volume V, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Steinberg-Wernesgrün/Germania
Nel 1436 i fratelli Schorer, di una famosa famiglia di vetrai, ottennero dai burgravi Friedrich e Hans Dohna, signori di Auerbach, il diritto di creare una vetreria nella foresta. All’epoca, una proprietà commerciale isolata, per consuetudine, poteva anche produrre e vendere la birra per rendersi autosufficiente. Nasceva così il birrificio Schorersche, sulla riva destra del fiume Wernes, nel centro della Sassonia.
Sulla riva sinistra del fiume aveva invece una proprietà la famiglia Gläser, e nel 1589 sorse il birrificio Gläsersche.
Nel 1762 il birrificio Schorersche fu rilevato dalla famiglia Günnel; mentre, nel 1774, la famiglia Männel acquistò il birrificio Gläsersche.
Alla fine del secolo XIX le famiglie Günnel e Männel possedevano le due più grandi delle cinque birrerie di Wernesgrün.
In seguito, divennero entrambe più note, la prima, come Grenzquell e, la seconda, come Erste Wernesgrüner Aktienbrauerei.
Nel 1946 la Grenzquell venne espropriata. La stessa sorte toccò, nel 1972, alla Wernesgrüner. Nel 1974, le due fabbriche furono fuse nella VEB Exportbierbrauerei Vernesgrün.
Dopo la riunificazione della Germania, la società prese il nome di Vernesgrüner Brauerei AG, nel 1990. Dal 1991, senza sospendere la produzione, la fabbrica venne completamente modernizzata e ampliata. Furono conservate solo le fondamenta storiche e le facciate, protette dalla soprintendenza alle belle arti.
Nel 1994 si concluse la privatizzazione, e, nel 2002, la Wernesgrüner fu acquisita dal gruppo Bitburger. Oggi, è una delle più moderne birrerie tedesche e una delle poche fabbriche dell’Est che sia riuscita ad affermare la propria specificità.
Elaborato con l’acqua pura e limpida che scaturisce dalle colline del parco naturale Erzgebirge-Vogtland, il suo prodotto principale, la Pils, viene venduto in tutta la Germania (dove, a un’indagine condotta via Internet nel 2004, risultò la birra con il più alto indice di gradimento).
Ma la produzione, di 850 mila ettolitri annui, prende anche la strada per gli Stati Uniti, l’Australia e il Regno Unito.
Wernesgrüner Pils, pilsener di un limpido colore giallo pallido (g.a. 4,9%). Una delle migliori birre tedesche nella sua categoria, è considerata una leggenda, per essere riuscita a conservare il carattere, intensamente amaro, anche durante il regime comunista. La carbonazione, fine e spinosa, origina una schiuma avorio, spessa e vivace, a lenta diminuzione con bolle che salgono dal fondo e dai lati del bicchiere. L’olfatto esibisce un’intensità abbastanza elevata: gradevoli profumi vegetali, erbacei, fioriti di luppolo che si mescolano, in buona asciuttezza, con sentori di malto, cereale, mosto, cracker, crosta di pane bianco. Il corpo, da leggero a medio, ha una consistenza decisamente acquosa. Il gusto si snoda fresco, frizzante, con lieve dolcezza maltata, moderato amarore erbaceo e la giusta punta acidula. Nel finale l’amaro si accentua; la secchezza deterge meticolosamente il palato. Sensazioni quasi medicinali e astringenti rimangono nel retrolfatto a ricordo di una pils di razza.
Wernesgrüner Dark, schwarzbier di colore mogano scuro (g.a. 4,9%). Con un’efferverscenza forte, l’enorme schiuma beige erompe fine, spessa, cremosa, durevole e aderente. L’aroma è dominato dal malto tostato, contornato da caramello, pane di segale, cola, prugna, mela, uva passa, cioccolato, con una blanda insufflazione amara di erbe e luppolo floreale, nonché un tocco ossidato e minerale. Il corpo, da medio a leggero, ha una scorrevole consistenza acquosa. Il gusto si propone lievemente dolce, con orzo tostato, nocciola, malto caramellato, paglia, cereali, esteri fruttati, tenuti rigidamente a bada da un equilibrato amarore terroso, di fieno, cenere, foglie secche. Fresco e asciutto, il finale reca una fievole nota di melassa. Il retrolfatto dura il tempo di erogare qualche impressione astringente di tostature.