Elbrewery – Browar w Elblagu

Tratto da La birra nel mondo, Volume II, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Elbląg/Polonia
Elbląg, in tedesco Elbing, oggi è una città della Polonia settentrionale, nel voivodato della Varmia-Masuria. Ma andiamo indietro nel tempo! La tradizione birraria a Elbing risale al 1309, quando la città, sotto il dominio dei Cavalieri Teutonici, ottenne il privilegio di fabbricare birra appunto dal 15° Gran Maestro Siegfried von Feuchtwangen.
L’attuale birreria invece fu fondata nel 1872, come Elbinger Aktien-Brauerei, e, agli inizi del 1900, divenne fornitore esclusivo di pilsner alla corte dell’imperatore tedesco Guglielmo II.
Gravemente danneggiata nella seconda guerra mondiale, nel 1945 Elbing prese il nome polacco di Elbląg; furono espulsi i cittadini tedeschi e la città fu ripopolata con i polacchi. Ma la sua fabbrica di birra fu riaperta come impresa di proprietà statale.
Dopo il crollo del comunismo, nel 1990, la birreria divenne Browar w Elblagu (Elbrewery Company in Elbląg).
Nel 1993 si costituì una holding olandese per rilevare fabbriche di birra polacche, la Brewpole BV, che, entro il 1997, acquistò Elbrewery, Leżajsk e Warka.
Poi, nel 1998, la Brewpole si fuse con la Zakłady Piwowarskie Żywiec, fondata nel 1856 dall’arciduca Alberto d’Asburgo-Teschen. Nacque così il Grupa Żywiec, in cui la Heineken ha la quota di maggioranza del 61%. Una quota del 36,2% appartiene alla società di investimenti privati Harbin BV e all’ex proprietario di Brewpole. Le rimanenti azioni sono invece negoziate presso la borsa di Varsavia.
La Elbrewery, la più grande fabbrica di birra polacca, produce, con l’acqua attinta ai profondi pozzi di proprietà, 2 milioni di ettolitri di birra all’anno.
Specjal Jasny Pełny, imperial pils/strong lager di colore dorato (g.a. 6%). La vivace carbonazione genera una finissima spuma bianca che scompare rapidamente lasciando qualche pizzo al bicchiere. All’olfatto, i profumi palesano una debole marcatura di luppolo, con qualche lontano richiamo anche di amido, fieno, malto, erbe. Il corpo medio risulta leggero nella la sua scorrevolezza acquosa. Il gusto, decisamente luppolizzato, termina la corsa tra note amare. S’intromette nella finitura brusca una fresca nota di acidità. Dal retrolfatto emerge una suggestione secca del solito rampicante.
Specjal Mocny, imperial pils/strong lager di un giallo dalla tonalità scura (g.a. 6,7%). L’effervescenza media ha una prelibata delicatezza; la schiuma vaporosa si abbassa lentamente. L’aroma si effonde blando di luppolo, consentendo l’ingresso di sentori a base di caramello, tabacco, noci, cereali. Il corpo, abbastanza sottile, presenta una consistenza piuttosto oleosa. Il gusto amarognolo defluisce su efficiente base di malto, perdendosi però in un languido finale corto e anonimo. Il retrolfatto indugia abbastanza nelle sue sensazioni acidule e pressoché astringenti.
Browar we Wrzeszczu/Wrzeszcz/Danzica
Wrzeszcz è uno dei distretti di Zanzica. Qui, nella tenuta Kuźniczki, nacque nel secolo XVI una piccola fabbrica di birra che, nel 1871, passò nelle mani della società Danziger Aktien-Bierbrauerei. Fu quindi costruito un moderno impianto industriale adeguato agli standard imposti dalla seconda rivoluzione industriale.
Nazionalizzata dopo la seconda guerra mondiale, la birreria fu privatizzata nel 1991 prendendo il nome di Browar Hevelius, in onore dell’astronomo di Danzica Jan Heweliusz (conosciuto col nome latinizzato di Johannes Hevelius), appartenente a una ricca famiglia di produttori di birra di origini ceche, e birraio lui stesso dal 1634, quando rimpatriò dopo gli studi di giurisprudena a Leida e i viaggi in Inghilterra e in Francia.
Con la chiusura, nel 2001, della Browar Hevelius, la Elbrewery prese a produrre, trattandosi di standard molto lontani, soltanto la Hevelius Classic e la Hevelius Kaper. Nel 2006 cessò definitivamente la produzione della prima, una forte lager dorata (g.a. 6,2%), marcata dal malto e riccamente corposa.
Hevelius Kaper, imperial pils/strong lager di colore oro scuro quasi ambrato (g.a. 8,7%). L’effervescenza appare quasi pungente; la spuma, di un bianco sporco, ha spessore, cremosità, ma scarsa durata. L’aroma tenue di luppolo denota confusi sentori di malto, pane, lievito, miele, caramello. Il corpo medio, di una tessitura oleosa un po’ appiccicosa, si avvicina al palato con una forza alcolica dolce e vellutata. Il gusto abboccato, con note di caramella mou, sciroppo di mais, cereali, malto tostato, paglia, lascia il posto, nel lungo finale, a un luppolo amaro e resinoso. Ma, presto, arriva la dolcezza del retrolfatto, con sensazioni di miele, zucchero, latte di cocco.